Villa Caldogno, Pagello, Nordera

Via Zanella, 3 - 36030 - Caldogno (VI)

Costruzione: 1500
Architetto: Attribuita ad Andrea Palladio
E’ attorno al 1565 che Angelo Caldogno, aristocratico vicentino, stabilì la propria residenza di campagna nella villa fatta costruire su progetto di Andrea Palladio nel piccolo centro di Caldogno alle porte di Vicenza. Il millesimo (1570) segnato sulla facciata anteriore, preceduto dal nome del committente “Angelus Calidonius Luschi filius”, ci dà la certezza che entro tale data non solo la parte muraria ma anche la diffusa decorazione interna erano terminate. Anche se non inclusa nei “Quattro libri dell’architettura”, Villa Caldogno è ritenuta opera autografa di Andrea Palladio che operò, come dimostrano recenti studi, su una struttura preesistente, forse della prima metà del sec. XV. Tale struttura è ben visibile nel seminterrato. Particolarmente significativo il prospetto principale, con i tre grandi archi chiaroscurati, dalla cornice bugnata che scandisce l’atrio leggermente avanzata rispetto ai due settori laterali. Un frontone triangolare, al di sopra di un’alta fascia di parete cieca, suggella il settore mediano, alla cui base si sviluppa una singolare e geniale scala a base poligonale. Fasce di varia altezza e vario spessore modulano tutta la fabbrica che è conclusa da un cornicione modanato. La facciata posteriore registra strette analogie con quella principale, analogie che però sono state alterate dalla costruzione di due torricelle quadrate che racchiudono le scale a chiocciola per accedere al sottotetto. Questi nuovi volumi (di origine seicentesca) definiscono una profonda terrazza che si sviluppa per l’intera larghezza della facciata. Attorno all’asse mediano, costituito dall’atrio e dal salone centrale, si dispongono nell’uno e nell’altro lato della villa tre ambienti: i maggiori negli angoli, i minori tra essi. La decorazione pittorica Ricchissima è la decorazione pittorica degli interni (loggia, salone centrale, stanze lato ovest) dovuta in gran parte alla mano di Giovanni Antonio Fasolo (1530-1572), Giovanni Battista Zelotti (1526-1578), Giulio Carpioni (1613-1679). Altri pittori intervennero nella decorazione dei due fregi del settore est della villa. La loggia Difficile leggere negli affreschi della loggia la mano del solo Fasolo. Quasi a voler anticipare gli affreschi del salone che in maniera impareggiabile ritraggono gli svaghi e le delizie della vita in villa, nella parete a sinistra sono rappresentati, attorno ad un tavolo, fanti e donzelle che giocano; nella parete a destra, un gruppo di suonatori di vari strumenti musicali. Sulla volta a botte, entro un grande ovale, è raffigurato “Il Concilio degli dei”. Salone centrale Nel salone il Fasolo impagina le lunghe pareti ricorrendo ad una serie di “quadri” di vita in villa, illusionisticamente volti sotto una loggia aperta tra lo spazio del salone e lo spazio esterno. Una sequenza di giganti (telamoni) sopra a dadi scandisce il perimetro della sala, reggendo il soffitto della finta loggia. In particolare: nella parete orientale “Il gioco delle carte” e “L’invito alla danza”; nella parete occidentale “Il concerto” e “La merenda”. Sopra le porte alle estremità dei lati lunghi della sala, figure di prigioni; sopra le porte centrali, figure muliebri reggenti: quella sulla parete orientale lo stemma di Caldogno, quella sulla parete occidentale lo stemma dei Muzani. Alcune figure dalla fisionomia ben caratterizzata sono probabili ritratti di personaggi della famiglia committente (come quel personaggio vestito di bianca armatura, a sinistra della scena del “Concerto”). Stanza in angolo sud-ovest detta di Scipione E’ dovuta alla mano di G.B. Zelotti. Particolarmente fastosa la decorazione. La sequenza dei giganti è qui sostituita da colonne corinzie scanalate, reggenti una trabeazione nel cui fregio putti giocano con animali o volteggiano ai lati di busti e mascheroni. Nel comparto centrale della parete contigua al Salone: “Scipione restituisce ad Aluccio la sposa”; sopra la porta “Allegoria di Venezia” e, a destra, “Allegoria della Chiesa”. Nella parete verso il giardino: a sinistra “Scipione viene supplicato di rimettere in libertà i prigionieri cartaginesi” e, a destra, “I soldati sciolgono i prigionieri”. Nella parete verso la strada comunale: Camino con “L’allegoria della virtù che percuote il vizio”. Nella parete nord: sopra la porta “Allegoria del potere”; a fianco della finestra “Scipione con un gruppo di cavalieri”, a destra “Scipione discute con saggi e filosofi”. Stanza del Pastor Fido Nella stanzetta adiacente, nel settore contiguo al salone centrale, il Carpioni introduce un motivo tratto dall’ambito letterario con la raffigurazione delle “Storie del Pastor Fido”. In particolare: a sinistra “Silvio e Dorinda”, in centro “Incoronazione della ninfa Amarilli vincitrice della gara di bacio”, a destra “Corisca inseguita da un satiro”. Nel settore verso la strada comunale sono rappresentate scene tratte dall’“Aminta” di Torquato Tasso (affreschi di ignoto pittore della seconda metà del Cinquecento). Stanza in angolo nord-ovest detta di Sofonisba Anche queste decorazioni sono attribuibili alla pennellata di G.B. Zelotti. Nella parete contigua al salone centrale: “Sofonisba supplica Massinissa al quale era stata promessa in sposa” e, nella finta porta, “La seduzione” (intervento, forse, del Fasolo). Nella parete sud: a destra della porta “Sofonisba riceve il vaso di veleno”; a sinistra “Massinissa e Scipione”. Parete nord: a sinistra della finestra “Sofonisba piange seguita da un corteo”; a destra della finestra (affresco appena leggibile) “Sofonisba si ritrae come impaurita davanti ad un guerriero”. Nella nappa del camino: “Vulcano e Venere”. Stanza in angolo nord-est Lungo tutto il perimetro corre un fregio della seconda metà del Seicento attribuito dalla recente critica a Giovanni Massari. Vi sono raffigurati episodi tratti dalla mitologia classica. Stanza in angolo sud-est Il fregio monocromo che orna questa stanza è riconducibile al periodo tardo Cinquecentesco. Vi sono raffigurati nudi maschili e femminili. Gli annessi La barchessa e la colombara, costruita ad una certa distanza e perpendicolarmente alla Villa, furono edificate intorno alla metà del Seicento. E’ documentato l’intervento nella progettazione e realizzazione dei manufatti del celebre architetto Antonio Pizzocaro (1605-1680). Sempre dello stesso periodo sono le statue che ornano i vari ingressi alla proprietà. Esse sono riconducibili alla bottega dei Bendazzoli.
La villa è sede della biblioteca comunale e promuove al suo interno e nel parco circostante attività culturali.

 

 

ACCOGLIENZA E SERVIZI

Lunedi: CHIUSO
Martedi: 9.00 - 12.00 / 14.30 - 19.00
Mercoledi: 9.00 - 12.00 / 14.30 - 19.00
Giovedi: 9.00 - 12.00 / 14.30 - 19.00
Venerdi: 9.00 - 12.00 / 14.30 - 19.00
Sabato: 9.00 - 11.30

Servizi: Parcheggio Auto, Parcheggio Bus, Sale Congressi, Giardino.

 

COME ARRIVARE

Da Nord
Da Thiene: Da Thiene seguire le indicazioni per Vicenza.
Passato il centro di Villaverla seguire le indicazioni per Caldogno Centro e Villa Caldogno
Da Schio: Da Schio seguire le indicazioni per Vicenza.
Passato il Comune di Isola Vicentina Seguire le indicazioni per Caldogno Centro e Villa Caldogno.
Da Sud
Per chi arriva dall'Autostrada A4:
Uscire a Vicenza Ovest.
Proseguire seguendo le indicazioni Thiene - Schio
Passato il comune di Costabissara seguire le indicazioni per Caldogno Centro e Villa Caldogno.
Treno: Vicenza- 10 KM
Autolinea: bus AIM n. 9 

 

VILLA CALDOGNO, PAGELLO, NORDERA

Via Zanella, 3
36030 Caldogno (VI)

 

INFORMAZIONI E CONTATTI

Tel: 0444 905054  -  fax: 0444 585385
Email: cultura@comune.caldogno.vi.it
Web: www.comune.caldogno.vi.it

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